Archiviato in: street news | Tag: azienda, chiede, danni, interni, morirono
Era sabato e avevano fretta. Sono morti, la colpa è la loro. Morirono in quattro, due anni, fa alla Umbria Olii di Campello sul Clitunno, in provincia di Perugia. E ora, l’azienda chiede ai familiari delle vittime di risarcire i danni: a uccidere, sostengono, non fu la mancata sicurezza della ditta, ma un errore dei lavoratori.I titolari della Umbria Olii, da subito indagati per l’omicidio, vogliono 35 milioni di euro. La richiesta è stata formalmente avanzata presso la Procura di Spoleto ed è firmata direttamente da Giorgio Del Papa, amministratore delegato della società. Dopo l’incidente, Del Papa era stato accusato di «disastro colposo con l’aggravante della “colpa con previsione dell’evento”, violazione delle norme sulla sicurezza (tra cui l’omissione dolosa dei mezzi di prevenzione) e omicidio colposo plurimo». In sostanza, l’accusa sostiene che i vertici dell’azienda sapevano che nei silos c’era del gas che avrebbe potuto esplodere da un momento all’altro. Per questo, sostiene Del Papa, la colpa dell’incidente non è dell’azienda che sapeva del gas e non ha avvertito nessuno, ma degli operai che l’hanno fatto esplodere usando la fiamma ossidrica: «La causa dell’esplosione e quindi dell’evento mortale e di tutti gli altri danni che ne sono derivati – si legge nella richiesta di risarcimento danni – ad altro non possa essere ascritta se non, da un lato, al fatto che l’impresa appaltatrice e i suoi dipendenti non hanno rispettato le modalità esecutive preventivamente concordate e, dall’altro, al fatto che l’impresa appaltatrice e i suoi dipendenti, nonostante non fosse stato concordato, per risparmiare tempo ed entità di lavoro, hanno fatto ricorso all’uso della saldatrice».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76724
Archiviato in: street news | Tag: bimbi, diritti, faremo, foto, impronte, rom, segnaletiche, umani
bambini zingari internati«Siamo indignati dal fatto che un’etnia venga presa sotto tiro, soprattutto a partire dai bambini». Così la segretaria confederale della Cgil, Morena Piccinini, stigmatizza la proposta del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, per la creazione di una banca dati con le impronte digitali dei Rom. «Idea – aggiunge la Piccinini – peraltro bocciata oggi dall’Unione europea». «È una schedatura etnica non degna di nessun paese civile – continua la sindacalista – tanto basta che le segnalazioni di etnie sono avvenute sempre e solo dove ci sono stati dei regimi totalitari: non a caso anche le persecuzioni del nazifascismo cominciarono proprio dalla schedatura dei bambini ebrei». «Ancora una volta – aggiunge la sindacalista – invece di investire sui diritti dei bambini si interviene con reprimende». «Chiediamo pertanto al governo e al ministro – conclude – di rientrare nell’Europa libera e democratica ritirando i provvedimenti annunciati». «La proposta del ministro Maroni di prendere le impronte digitali a tutti i bambini rom nel nostro paese è una espressione di governo odiosa e intollerabile, carica di pregiudizi e dettata da incultura -afferma Luciana Sbarbati – capogruppo nella commissione bicamerale infanzia del Pd. In nessun paese civile esistono simili iniziative anche se le condizioni della sicurezza sono più precarie. Non pensa il Premier che tutto ciò cozza contro la sua sedicente proclamata cultura liberaldemocratica? – continua Sbarbati.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76664
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Il nuovo record toccato giovedì dal petrolio sopra i 140 dollari al barile è già stato superato. Siamo già ai 141 dollari e nel frattempo le Borse di tutto il mondo hanno registrato una brusca battuta d’arresto, simile a un crollo. A innescare gli acquisti di greggio sono inizialmente state le dichiarazioni del presidente dell’Opec, che ha previsto un prezzo dell’oro nero fino a 170 dollari al barile entro l’estate; poi la tendenza si è accentuata su un nuovo indebolimento del dollaro e sulle minacce di possibili riduzioni dell’offerta di greggio da parte della Libia. Venerdì mattina l’ondata rialzista prosegue e il barile di West Texas Intermediate -scambiato sulla Borsa merci di New York e principale riferimento per i corsi petroliferi e che ieri aveva superato per la prima volta i 140 dollari – ha stabilito un massimo storico a 141,71 dollari. Ancora più elevato il livello toccato dal Brent, il petrolio estratto dal Mare del Nord e scambiato a Londra, che ha raggiunto 141,98 dollari. Intanto l’impennata del giorno prima ha fatto crollare Wall Street, soprattutto il Nasdaq, e in conseguenza il crollo si è diffuso sulle borse europee e asiatiche anche se senza coinvolgere – anzi sostenendo -i titoli energetici, tra cui anche Eni (in mattinata a Piazza Affari +0,77% a 23,59 euro), Saipem (+1,7% a 28,69 euro) e Tenaris (+2,95% a 22,7 euro). Secondo Michele Marsiglia , presidente di Federpetroli non è affatto impossibile che il petrolio arrivi a 170 dollari al barile.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76657
Archiviato in: web news | Tag: amnistia, csm, incostituzionale, occulta, premier, salva
La norma ‘blocca-processi’ viola l’articolo 111 della Costituzione, perchè non rispetta il principio della ragionevole durata del processo. Trovano conferma i rilievi di costituzionalità nella bozza di parere al decreto sicurezza su cui si sta lavorando al Csm, documento che è stato depositato in Sesta Commissione dai due relatori Livio Pepino (Md) e Fabio Roia (Unicost). La sospensione di un anno dei processi, per reati commessi prima del 30 giugno 2002 e puniti con meno di 10 anni, porta infatti al «mancato rispetto del principio della ragionevole durata del processo», sancito dall’articolo 111 della Carta costituzionale, è scritto nella bozza distribuita oggi in Commissione a Palazzo dei Marescialli. Una versione modificata, anche se non troppo, rispetto al testo precedente messo nero su bianco dai due consiglieri togati.C’è anche «una sorta di amnistia occulta» nella norma ‘blocca-processi’. Il riferimento è ad un aspetto particolare, quello che dà la possibilità al presidente del Tribunale di sospendere i processi per reati prossimi alla prescrizione o coperti da indulto. «La sua struttura – scrivono i due relatori, Livio Pepino e Fabio Roia nel documento proposto ai colelghi – la fa apparire una sorta di amnistia occulta applicata al di fuori della procedura prevista dall’articolo 79 della Costituzione».Porterà allo stop di «un numero ingente di processi», secondo alcuni «più della metà di quelli in corso», la norma che sospende per un anno i dibattimenti per i reati puniti con meno di 10 anni e commessi prima del 30 giugno 2002.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76598
Archiviato in: eu news | Tag: gaza, giorni, reggere, sembra, spari, striscia, tregua
Da quattro giorni le armi tacciono a Gaza per una tregua fra Israele e Hamas mediate dall’Egitto. Adesso Israele dovrebbe tornare ad aprire gradualmente i valichi per Gaza. Uno sviluppo atteso con ansia nella Striscia da un milione e mezzo di palestinesi: ma che rappresenta un vero incubo per i familiari di Ghilad Shalit, il caporale rapito due anni fa da Hamas. Israele, sostiene la famiglia Shalit, avrebbe dovuto condizionare la riapertura dei valichi alla sua liberazione. Una volta che i dirigenti di Hamas siano riusciti a rimuovere l’isolamento di Gaza, la trattativa per la sua liberazione – temono – sarà ancora più ardua. Amos Gilad, alto funzionario della Difesa israeliana che ha condotto il negoziato che ha portato alla tregua nella Striscia di Gaza, avverte che senza questo accordo raggiunto con Hamas «non ci sono chance di liberare Gilad Shalit», il soldato israeliano rapito due anni fa da gruppi armati della Striscia. Il funzionario ha incontrato Noam Shalit, il padre del soldato che due giorni fa si è rivolto all’Alta corte israeliana chiedendo una sospensione della tregua. I genitori del giovane caporale temono infatti che in questa situazione di calma e con la riapertura dei valichi Gilad Shalit possa essere portato fuori dalla Striscia dai suoi rapitori, allontanando la possibilità di un suo rilascio. E l’Alta corte ha risposto ordinando al governo di non modificare lo status quo alla frontiera tra Gaza e Israele fino a mezzogiorno di lunedì.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76532
Archiviato in: eu news | Tag: berlusconi, cambiano, maggioranza, opposizione, parole, rapporti, veltroni
«Ovvio che le parole di oggi del Presidente del Consiglio cambiano profondamente la natura dei rapporti tra maggioranza e opposizione». Lo afferma il segretario del Pd, Walter Veltroni, conversando con i giornalisti alla Camera. Quanto detto da Silvio Berlusconi «lo considero un inasprimento del clima molto grave e sono convinto che è stato scelto, voluto, non casuale». Sull’annuncio fatto dal governo in merito al cosiddetto ‘lodo Schifani’ e l’emendamento ‘blocca processi’ Veltroni rileva come «hanno grande fretta su queste materie, una fretta che li ha portati a fare sì che il Csm ha valutato l’emendamento al decreto sicurezza», così detto ‘blocca processì, «come contenente palesi dubbi di costituzionalità e che blocca la metà dei processi in corso». Ad aggravare la situazione, osserva Veltroni, c’è il fatto che tutto ciò avviene «in un momento di profonda crisi sociale».«Quello di oggi è stato un discorso di chi vuole portare il paese in condizioni di conflitto esasperato e di chi vuole riportare l’Italia indietro di 15 anni. C’è una specie di coazione a ripetere». «Credo che nessun capo di governo europeo avrebbe fatto un discorso di quella natura e con quei toni. C’è il dominio degli interessi personali su quelli generali e così salta ogni possibilità di costruire una democrazia di tipo europeo».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76600
Archiviato in: some news | Tag: accontentare, confindustria, economia, malata, medicine, pessime
Quella sociale e quella economica sono due emergenze diverse; connesse tra loro, certo, ma diverse. La prima è quella posta dalla crescente quota di popolazione che subisce un arretramento del proprio tenore di vita, che ha difficoltà ad arrivare a fine mese, che non vede alcun punto di riferimento per poter programmare il proprio futuro. La seconda è l’emergenza posta da un sistema produttivo che fatica a tener testa alla concorrenza e, conseguentemente, da una sostanziale stagnazione. La cultura di centro-destra non ha risolto, neppure in via teorica, l’esigenza di affrontare contestualmente queste due emergenze: nell’affrontare una contraddice l’altra, e viceversa. Fermandoci all’esempio più recente di queste contraddizioni – è cosa di questi giorni -, per affrontare l’emergenza sociale si inventa la social card che, al di là del paternalismo caritatevole dello strumento scelto, implica pur sempre risorse da redistribuire a beneficio di una tra le categorie più disagiate. Passano poi pochi giorni e, nel fissare il tasso di inflazione programmato, che costituisce il riferimento da assumere per il rinnovo dei contratti di lavoro, tira fuori quell’1,7% tanto irrealistico da rappresentare una provocazione. Che sia tale non lo dice solo l’esperienza dei milioni di italiani che ogni giorno devono fare la spesa o hanno bisogno di fare benzina o gasolio; né lo dicono i sindacati ed i partiti d’opposizione che potrebbero essere mossi da calcoli pregiudiziali o di partigiana opportunità.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76523
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Per uno degli episodi di calunnia di cui è stato accusato durante l’inchiesta su Telekom Serbia, il faccendiere Igor Marini è stato condannato dal tribunale di Torino a cinque anni di carcere. Nel corso di una delle sue numerose testimonianze, Marini sostenne che un magistrato di Roma, il pm Maria Bice Barborini, lo invitò a non parlare di tangenti a politici di centrosinistra. Marini, interrogato nel 2003 dal procuratore torinese Marcello Maddalena durante l’indagine sull’operazione che nel 1997 portò Telecom Italia ad acquistare una quota della compagnia telefonica jugoslava, raccontò che la Barborini era stata categorica: «Le accennai dell’affare ‘Tel’ e lei rispose ’se lo tenga per sè, vuole farci uccidere?»’. Una ricostruzione che il magistrato capitolino – così come il maresciallo dei carabinieri che era presente – ha sempre smentito. Per le accuse lanciate a Romano Prodi, Piero Fassino, Lamberto Dini e altri politici (più un cardinale) Marini è indagato dalla procura di Roma per ragioni di competenza territoriale. La Barborini si è costituita parte civile e ha ottenuto il diritto a un risarcimento dei danni. «La giustizia ha fatto il suo corso» è il commento dei suoi legali, Paola Balducci e Antonio Villani. «Esprimiamo – dicono – piena soddisfazione per una sentenza che ha reso giustizia a un magistrato attento e capace che ha subito un grave danno a causa delle pesanti calunnie formulate dal signor Marini».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76474