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Airuno (Lecco) – L’anticamera del cielo, quel Cielo che accoglierà presto Eluana, ha un colore giallo pastello.
Gli infermieri, una trentina tra volontari e professionali, camminano in punta di piedi. Entrano nelle camere dispensando la soavità di gesti rapidi ed esperti. Sussurrano le parole di quel conforto che somiglia più all’amicizia e non alla stucchevole pietà, che ha radici nel vuoto. Una famigliola che abbassa gli occhi quando incrocia i miei, e tre giovani, più in là. In disparte. Gli amici degli amici, quelli del bar La Pergola, di Airuno, che stanno lì, con le mani in mano, nella saletta antistante una delle dodici stanze. A snocciolare il rosario delle domande intime che ci si pongono quando la vita, la vita di una persona cui si vuol bene, come al ragazzo che giocava a pallone con loro, diventa all’improvviso solo qualcosa di immobile. Lì, su un letto. In attesa di venir traghettata dall’altra parte. Hospice «il Nespolo»: quello che sarà l’ultimo domicilio di Eluana. Senza più fermate intermedie. Né polemiche. Né corsi e ricorsi.
Il grigio cancello elettrico che si schiude solo al passaggio delle ambulanze. Il portone a volta, di un bel legno vero. Sul citofono quattro opzioni per una stessa scelta che galleggia nell’angoscia: reception, sala infermieri, studio medico, uffici. Ci sono i gerani rossi alle finestre e, tutt’intorno, la leggerezza contagiosa di un silenzio ovattato.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=276360
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