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Nell’ultimo numero de L’espresso si può leggere l’inchiesta «Così ho avvelenato Napoli». Il lavoro giornalistico, appena arrivato in edicola, assume però un risvolto giudiziario: sono state perquisite dai militari della Guardia di Finanza, la redazione del settimanale e le abitazioni dei giornalisti Gianluca Di Feo ed Emiliano Fittipaldi. La perquisizione, che ha portato al sequestro di computer e documenti, è stata disposta dalla procura di Napoli. L’inchiesta del settimanale riporta le confessioni dell’imprenditore Gaetano Vassallo, sullo smaltimento dei rifiuti tossici in Campania per conto della camorra. Le dichiarazioni di Vassallo coinvolgono politici e funzionari locali, sindaci e manager di enti locali, ma anche il sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino. L’azione della magistratura preoccupa il mondo del giornalismo. Solidarietà ai giornalisti coinvolti e alla redazione de L’Espresso, arriva dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti che giudica la perquisizione un «atto poco rispettoso del lavoro di chi si impegna a informare». Lorenzo Del Boca, presidente dell’ordine, si congratula con la testata e i giornalisti, per «un servizio efficace, documentato, completo che apre scenari di luce e di verità» in quanto «raccontare come è stata inquinata Napoli con i rifiuti tossici è servizio non solo indispensabile ma, addirittura, meritorio». Del Boca poi si rivolge alla società civile spronandola a sostenere i giornalisti più coraggiosi che devono essere «protetti da atteggiamenti aggressivi di chi vorrebbe togliere loro la penna per armarli di bavaglio».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78949
Archiviato in: top news | Tag: alitalia, evitiamo, fallimento, interni, mobilita, sacconi, verso
Stop alle trattative tra sindacati e la Cai, la nuova compagnia aera che dovrebbe subentrare alla Alitalia. «Dopo sette giorni» per la Cai, «non ci sono le condizioni per proseguire le trattative». Un duro stop, anche se non sembra ancora arrivato il momento della rottura formale nella difficile ricerca di una intesa con i sindacati. Per questo, la Cai «non parteciperà a nessun tavolo». In mattinata è stato fatto rientrare dalla sede della Magliana il team incaricato di svolgere il lavoro di due diligence legato all’offerta. La due diligence è stata interrotta, anche se l’offerta non è stata formalmente ritirata. Il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini, ha fatto sapere che la disdetta dei contratti e l’avvio delle procedure di mobilità dei dipendenti Alitalia non è stata formalizzata, anche se è già stata annunciata. Per il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, «la situazione è critica ma non definitiva», anche se «il margine di mediazione alle condizioni attuali credo sia esaurito». Il confronto resta ancora formalmente aperto. I sindacati lo hanno ribadito e la Cai, pur asserendo che non parteciperà a nessun tavolo, ha però precisato che non ha ritirato l’offerta. Il governo intanto cerca di scongiurare l’ipotesi di messa in mobilità dei lavoratori. L’avvio delle procedure di mobilità «non dipende da noi – sono parole di Sacconi – ma dal commissario.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78938
La storia si ripete ma ogni volta con modalità peggiori e quasi sempre, come scriveva Marx già due secoli fa, con modalità di farsa piuttosto che di tragedia? Sembrerebbe proprio di sì, a seguire le manovre politiche ed economiche dell’attuale governo Berlusconi-Bossi-Tremonti. In particolare, il gigantesco pasticcio dell’Alitalia, perseguito dall’esecutivo dopo aver fatto fallire le trattative con Air France, assomiglia in maniera impressionante (ma con un peggioramento di fondo) alla manovra economica compiuta tra il 1931 e il 1934 dal governo di Benito Mussolini . Questi aveva salvato con una discutibile acquisizione le tre grandi banche nazionali (Banca Commerciale, Credito Italiano, Banco di Roma), per rispondere alla grande crisi scoppiata nel 1929 negli Stati Uniti e diffusa in tutta l’Europa, a cominciare dalla Germania di Weimar. La somiglianza, a distanza di più di settant’anni, appare impressionante. L’obbiettivo del governo fascista era quello di salvare le banche, il capitalismo finanziario degli oligopoli (Fiat, Pirelli, Ansaldo e altri minori) presente in maniera prevalente nei tre grandi istituti di credito e di addossare allo Stato le perdite ingenti annidate nelle partecipazioni industriali delle società legate alle banche (la Sofindit della Commerciale, la SFI e l’Elettrofinanziaria del Credito). L’operazione fu chiara ed esemplare perché tutti i debiti di quelle società finanziarie vennero scorporati dalle banche e andarono a costituire l’aggregato industriale-finanziario che nacque allora e venne denominato Istituto per la Ricostruzione Industriale, più brevemente IRI, e alla sua presidenza era stato insediato un tecnico politico di notevoli qualità Alberto Beneduce, transitato negli anni precedenti da Nitti a Mussolini.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79028
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Discendeva da una stirpe di capi beduini del deserto arabico, ma con la romanità si trovò sin da subito a suo agio, finendo con il creare attorno a sé una vera e propria corte di intellettuali, filosofi, medici e giuristi. Ecco perché, oltre a restare alla storia come madre di Caracalla, Giulia Domna può essere definita «imperatrice e filosofa», come recita il sottotitolo dell’agile saggio di Alberto Magnani (Giulia Domna, Jaca Book, pagg. 142, euro 15). Raccontare la sua vita significa rievocare intrighi di corte, doppiezze mefistofeliche, spietati fratricidi, ingredienti utili a condire ogni pepato thriller estivo che si rispetti. Con un’unica differenza: nel caso di questa memorabile donna, è tutto vero.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=288644
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(…) «Todos caballeros», non solo ad Alghero, colonia catalana promossa sul campo da Carlo V, ma anche in via Fieschi. Di «peones» senza gradi (e con stipendio base) in Regione ne sono rimasti in realtà soltanto 4 su 40, mentre il quinto appena degradato è in attesa di nuovi galloni.A nessuno, insomma, si nega almeno una vice presidenza di commissione, che a fine mese frutta circa 900 euro in più. Alla categoria dei vice presidenti appartengono Matteo Marcenaro, Matteo Rosso, Pietro Oliva (appena entrato in sostituzione del senatore Franco Orsi) e Gino Garibaldi, tutti di centrodestra. Lo scatto superiore, quello che alza lo stipendio di circa 1500 euro (in realtà si tratta di aumenti percentuali) è previsto, più o meno alla pari, per i presidenti di commissione e per i capigruppo. E qui entrano in gioco molti consiglieri di maggioranza. Alla guida dei rispettivi gruppi in aula sono ben in 15, sei di minoranza (Gabriele Saldo, Gianni Plinio, Francesco Bruzzone, Nicola Abbundo, Gianni Macchiavello e Angelo Barbero) e 9 di maggioranza (Michele Boffa, Tirreno Bianchi, Marco Nesci, Franco Bonello, Cristina Morelli, Carmen Muratore, Roberta Gasco, Luigi Patrone e Giovanni Battista Pittaluga). Mentre a capo delle commissioni prendono il gettone un po’ più pesante Moreno Veschi (Pd), Ubaldo Benvenuti (Pd), Nino Miceli (Pd), Giacomo Conti (Rifondazione), Luigi Cola (Pd), Carlo Vasconi (Verdi), Alessio Saso (An) e Minella Mosca (Pd).
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=288787