da Melegnano (Milano)Un monolocale di 25 metri quadrati al piano terra. Umido, scarno e dai muri giallognoli. Sulle pareti, due quadri: un paesaggio e un dipinto della Madonna. In mezzo alla stanza, due lettini identici, affiancati da un paio di modesti mobiletti. Accanto all’ingresso, un armadio a cassettoni. Poco più in là, un piccolo sgabuzzino. È tutto. Anzi niente, ma sempre meglio della galera.In questo minuscolo alloggio in via Castellini 64, a Melegnano, periferia sud di Milano, Pietro Maso trascorse le prime notti fuori dal carcere di Opera. Era il 7 aprile del 2007, sabato di Pasqua. L’assassino veronese otteneva il primo permesso premio da quando fu incarcerato per aver ucciso a 19 anni i genitori nel 1991. Tre giorni fuori dalla prigione, ospite dell’associazione «il Bivacco», che dal 1992 assiste i criminali durante e dopo la detenzione. Quando quella mattina i cancelli del carcere di Opera si aprirono più volte, Maso provò a evitare i giornalisti. Bloccato da una cronista di Mediaset in un’area di servizio nel cammino per Melegnano, cercò addirittura di camuffarsi. «Non sono Pietro, mi chiamo Stefano», disse. Tentativo vano. Quel viso d’angelo smascherato dallo sguardo di ghiaccio era ormai entrato nelle case di tutti gli italiani attraverso tv e giornali. Troppo crudele, infimo il delitto per dimenticarne l’autore. Eppure al «Bivacco» lo accolsero come un detenuto qualunque. Il presidente lo scortò dalla prigione all’alloggio.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=298347
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