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RIO DE JANEIRO – Esiste una sola città al mondo dove nell’arco di una giornata si può spendere una fortuna in un ristorante, sfasciare un’auto a 120 all’ora sul lungomare, andare a trovare una vecchia zia che vive in un tugurio, bere due casse di birra con gli amici narcotrafficanti lì a fianco, e in nottata organizzare un’orgia con otto ragazze e un trans che di solito sfila sulle passerelle d’alta moda: tutti allegramente sorvegliati da gorilla per tener lontani i curiosi.
Quelle che tentano di fregarti nel motel, facendo evaporare i preservativi all’ora x: non si sa mai che spunti una sorpresa in grado di sistemarti per la vita.
Alla sua morte, avvenuta infine cinque anni fa, si fa risalire l’inizio di tutti i problemi di Adriano, le lunghe depressioni, affogate nella birra, nella nottate in discoteca a Milano (che a Rio poi definisce mortalmente noiose), la voglia di tornare in favela a scherzare con gli amici.
Dove lo aspettano sempre Jadir, il gestore del chiosco a lato del campetto in polvere di Vila Cruzeiro, oppure Mauricio detto l’archivista, perché conserva tutti i ritagli dell’idolo, fino ad altri coetanei che nel frattempo hanno risalito la scala del comando con altri mezzi che non fossero i piedi.
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