C’è il rischio fondato che tra qualche mese, eletto il giudice costituzionale ed approvata la finanziaria e il bilancio, adempimenti necessari per Costituzione, il Parlamento si trovi privo di lavoro. Le funzioni legislative più significative saranno ormai interamente trasferite al Governo.Abbiamo lamentato e giustamente in questi primi mesi di attività parlamentare un uso smodato della decretazione di urgenza, spesso accoppiata alla posizione della questione di fiducia. Tra provvedimenti approvati e provvedimenti in corso siamo arrivati alla ventina. Uno solo di questi conteneva l’intera manovra finanziaria.Anche il Presidente della Repubblica (che in genere ammonisce in silenzio (la cosiddetta moral suasion) ha dovuto prendere “carta e penna” per richiamare il Governo ad un uso più appropriato dei decreti.Il fenomeno costituzionale più grave però è quello che si nota meno e che si realizza attraverso un uso clandestino, sotterraneo, nascosto della delega legislativa. Attraverso una sotterranea erosione della funzione legislativa del Parlamento che si realizza, nella quasi generale indifferenza ad opera del Parlamento stesso o meglio della sua maggioranza. Cercherò di essere più preciso perché effettivamente il fenomeno è nuovo e merita qualche ulteriore dettaglio.Ufficialmente non risultano fino ad oggi approvate leggi di delegazione legislativa. È evidente: sono state approvate le leggi di conversione dei decreti legge sopra richiamati.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80216
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Discendeva da una stirpe di capi beduini del deserto arabico, ma con la romanità si trovò sin da subito a suo agio, finendo con il creare attorno a sé una vera e propria corte di intellettuali, filosofi, medici e giuristi. Ecco perché, oltre a restare alla storia come madre di Caracalla, Giulia Domna può essere definita «imperatrice e filosofa», come recita il sottotitolo dell’agile saggio di Alberto Magnani (Giulia Domna, Jaca Book, pagg. 142, euro 15). Raccontare la sua vita significa rievocare intrighi di corte, doppiezze mefistofeliche, spietati fratricidi, ingredienti utili a condire ogni pepato thriller estivo che si rispetti. Con un’unica differenza: nel caso di questa memorabile donna, è tutto vero.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=288644
Archiviato in: eu news | Tag: gaza, giorni, reggere, sembra, spari, striscia, tregua
Da quattro giorni le armi tacciono a Gaza per una tregua fra Israele e Hamas mediate dall’Egitto. Adesso Israele dovrebbe tornare ad aprire gradualmente i valichi per Gaza. Uno sviluppo atteso con ansia nella Striscia da un milione e mezzo di palestinesi: ma che rappresenta un vero incubo per i familiari di Ghilad Shalit, il caporale rapito due anni fa da Hamas. Israele, sostiene la famiglia Shalit, avrebbe dovuto condizionare la riapertura dei valichi alla sua liberazione. Una volta che i dirigenti di Hamas siano riusciti a rimuovere l’isolamento di Gaza, la trattativa per la sua liberazione – temono – sarà ancora più ardua. Amos Gilad, alto funzionario della Difesa israeliana che ha condotto il negoziato che ha portato alla tregua nella Striscia di Gaza, avverte che senza questo accordo raggiunto con Hamas «non ci sono chance di liberare Gilad Shalit», il soldato israeliano rapito due anni fa da gruppi armati della Striscia. Il funzionario ha incontrato Noam Shalit, il padre del soldato che due giorni fa si è rivolto all’Alta corte israeliana chiedendo una sospensione della tregua. I genitori del giovane caporale temono infatti che in questa situazione di calma e con la riapertura dei valichi Gilad Shalit possa essere portato fuori dalla Striscia dai suoi rapitori, allontanando la possibilità di un suo rilascio. E l’Alta corte ha risposto ordinando al governo di non modificare lo status quo alla frontiera tra Gaza e Israele fino a mezzogiorno di lunedì.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76532
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«Ovvio che le parole di oggi del Presidente del Consiglio cambiano profondamente la natura dei rapporti tra maggioranza e opposizione». Lo afferma il segretario del Pd, Walter Veltroni, conversando con i giornalisti alla Camera. Quanto detto da Silvio Berlusconi «lo considero un inasprimento del clima molto grave e sono convinto che è stato scelto, voluto, non casuale». Sull’annuncio fatto dal governo in merito al cosiddetto ‘lodo Schifani’ e l’emendamento ‘blocca processi’ Veltroni rileva come «hanno grande fretta su queste materie, una fretta che li ha portati a fare sì che il Csm ha valutato l’emendamento al decreto sicurezza», così detto ‘blocca processì, «come contenente palesi dubbi di costituzionalità e che blocca la metà dei processi in corso». Ad aggravare la situazione, osserva Veltroni, c’è il fatto che tutto ciò avviene «in un momento di profonda crisi sociale».«Quello di oggi è stato un discorso di chi vuole portare il paese in condizioni di conflitto esasperato e di chi vuole riportare l’Italia indietro di 15 anni. C’è una specie di coazione a ripetere». «Credo che nessun capo di governo europeo avrebbe fatto un discorso di quella natura e con quei toni. C’è il dominio degli interessi personali su quelli generali e così salta ogni possibilità di costruire una democrazia di tipo europeo».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76600